Informazioni sulla sicurezza, settimana 48, 2007
Ai primordi del software dannoso (malware) i floppy disk erano il principale meccanismo di diffusione e le grandi epidemie erano rare. Quando la posta elettronica è diventata il primo vettore del malware, la dimensione del problema si è amplificata e le grandi epidemie sono diventate un fenomeno comune.
Attualmente le grandi epidemie di malware sono sparite quasi del tutto. Tuttavia, la minaccia per gli utenti online è di per sé più grave di quanto non sia mai stata. Un nuovo vettore di diffusione sta riscuotendo un crescente successo tra i malintenzionati: i siti web dannosi.
Il termine "zombie" si usa spesso per descrivere i computer che fanno parte di una rete bot, ossia che vengono utilizzati per partecipare a un attacco di tipo Distributed Denial of Service attack (DDOS) ) o per la diffusione di spam. Normalmente i proprietari di questi computer non sanno di partecipare a tale attacco, perché i computer sono spesso infettati da malware senza che l'utente ne sia consapevole.
Oggi il malware utilizza frequentemente diversi vettori di attacco per diffondere e installare altro codice nocivo. Uno di questi meccanismi di diffusione è rappresentato dai server Web. Prima questo metodo non era particolarmente comune, in quanto in genere il malintenzionato configurava il proprio server e cercava di indurre con l'inganno qualcuno a visitare un determinato sito Web. Questa modalità aveva almeno tre grossi svantaggi:
Questa situazione è stata però modificata da diversi fenomeni non correlati tra loro. I server Web sono così diventati un vettore comune di diffusione del malware. Alcune delle ragioni verranno qui esaminate in modo più dettagliato.
Negli ultimi anni i computer di casa sono diventati sempre più comuni, come il collegamento continuo a Internet tramite uno dei tipi di accesso diretto (connessione xDSL), spesso con un indirizzo IP permanente e un dominio registrato.
I computer di casa sono spesso configurati come server Web per le ragioni più varie e sono accessibili tramite Internet ad amici, colleghi e a chiunque sia interessato al contenuto fornito dall'utente e dai suoi familiari.
Purtroppo è un fatto che molti utenti privati non sono consapevoli dei problemi della sicurezza quanto i professionisti dei reparti IT. Questi server Web installati in casa sono quindi spesso non protetti e possono essere facilmente utilizzati da persone animate da cattive intenzioni, spesso senza che il proprietario del server Web ne sia a conoscenza.
L'attenzione alle vulnerabilità dei sistemi operativi e delle applicazioni da parte della comunità dei "black hat" o pirati informatici è aumentata. Esistono persino speciali mercati in Internet per la vendita e l'acquisto di exploit e di codice exploit. Come conseguenza, molte varianti di software maligno utilizzano questi tipi di vulnerabilità. Non si ripeterà mai abbastanza quanto sia importante avere un computer completo di tutte le patch disponibili.
Un server Web gestito da persone, e pensiamo anche agli utenti privati, che non abbiano la sicurezza tra le priorità e quindi non eseguano i continui aggiornamenti e non installino con costanza tutte le patch disponibili, è aperto ad attacchi svolti anche con malware che utilizza vecchie falle dei sistemi operativi e delle altre applicazioni.
Il semplice navigatore del Web generalmente non sa se il sito Web che sta visitando è legittimo o maligno. La maggior parte dei firewall (personali e aziendali) consente il passaggio del traffico http (Web), e il contenuto maligno viene facilmente dissimulato nel traffico http legittimo.
Alcune organizzazioni hanno impostato regole tali per cui il firewall ammette solo il passaggio di traffico proveniente da siti Web predefiniti. Questa soluzione protegge efficacemente dagli attacchi provenienti da siti Web sconosciuti, ma naturalmente presenta altri palesi svantaggi.
Alcuni anni fa l'intrusione nei siti Web era un'attività comune tra coloro che usavano Internet per agire illegalmente. Di per sé questo non aveva implicazioni economiche, al massimo era in questione la credibilità di gruppi poco noti, ma quando Internet è diventata un grande palcoscenico per vari tipi di attività criminali, l'interesse si è spostato dalla semplice intrusione per dimostrare la vulnerabilità del sito, all'accesso al server Web di un'altra persona per svolgere attività criminali di tipo più tradizionale con fini di lucro.
Il malintenzionato che può accedere a una serie di server Web in tutto il mondo dispone di molte possibilità.
La legislazione che regola la responsabilità del contenuto residente su un server Web varia nei diversi paesi. In molti casi probabilmente potreste sostenere (non sappiamo con quanto successo) che il vostro server Web è stato danneggiato e che non dovete rispondere di ciò che altri ci hanno riversato. Dimostrarlo potrebbe essere però difficile, a meno che non possiate fornire registri che riportino l'effettiva intrusione.
Anche se sarete in grado di provare in modo assoluto la vostra innocenza, potrebbero trascorrere giorni, settimane o mesi piuttosto sgradevoli prima di riuscire a convincere gli investigatori (e prima che il vostro ISP ripristini la connessione a Internet).
Secondo un punto di vista interessante, che ha diversi sostenitori, il proprietario di un computer compromesso ha dimostrato una "grave negligenza" nella protezione del proprio computer e potrebbe essere perseguibile pur non essendo la persona che ha materialmente commesso il reato. Se questa linea di pensiero dovesse tradursi in legge, molti proprietari di server Web rischierebbero di essere definiti criminali...
Come sempre, esistono delle operazioni piuttosto semplici che dovrebbero essere obbligatorie per chiunque gestisca un server Web pubblico da casa (in pratica, per chiunque possieda un computer connesso a Internet):